Il mercato delle materie plastiche in Italia

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Il mercato delle materie plastiche in Italia

Se il fatturato europeo relativo al comparto produttivo dei manufatti di plastica, la cui produzione è di 50 milioni di tonnellate, ammonta a circa 350 miliardi di euro all’anno (fonte dati Unionplast, Unione Italiana dei trasformatori di materie plastiche, e EuPC – European Plastic Converters, Associazione delle imprese europee), anche i numeri nel nostro equilibrio economico nazionale ci rincuorano e soddisfano.

Il nostro Paese, infatti, vede la presenza di un numero di imprese, sul territorio italiano, pari al 22% di tutto il pacchetto europeo, quasi 11.000 aziende che, nel 2016, hanno fatturato una cifra intorno ai 30 miliardi di euro. L’anno successivo, si è consolidata la ripresa nei consumi di materie plastiche, iniziata in Italia già quattro anni fa (dopo che nello scorso decennio si era manifestata una caduta dei volumi dovuta alla crisi generale economica), facendo registrare buoni valori di crescita, con un incremento del +2,3% dei volumi rispetto all’anno precedente.

Secondo un’ulteriore stima, effettuata da Plastic Consult, società privata milanese che dal 1979 realizza consulenza tramite ricerche di mercato nel settore delle materie plastiche e sull’industria manifatturiera, nel 2017 la domanda italiana dei principali polimeri termoplastici ha fatto registrare un incremento del +2,5% rispetto al dato del 2016, con una stima di 5,81 milioni di tonnellate, nei confronti dei 5,67 precedenti. È vero, siamo ancora lontani dal record del 2007, quando si toccò il tetto dei 7,15 milioni di tonnellate, ma è evidente che l’industria nazionale ha ripreso a crescere, in maniera sostanziale e specifica negli ultimi 4 anni, recuperando oltre mezzo milione di tonnellate almeno.

Lo stesso responsabile della Divisione Business Insight di Plastic Consult, Dott. Paolo Arcelli, ha sottolineato la ripresa, indicando anche le buone prospettive per il futuro, che restano positive nonostante non siano totalmente scomparse le condizioni di crisi economica nazionale. Arcelli ha anche aggiunto che “il 2018 è iniziato col segno più, anche se la crescita è leggermente più lenta rispetto a quella registrata nei primissimi mesi dell’anno scorso, tanto che prevediamo una chiusura d’anno con una domanda in progressione tra l’1,5 e il 2 percento, che significa circa 100mila tonnellate in più di materie plastiche rispetto al 2017”.

Forse uno dei maggiori elementi frenanti, oltre agli sbocchi sempre più ampi legati ai settori dell’edilizia, delle costruzioni e delle infrastrutture, è la valutazione dell’euro sul dollaro che, innegabilmente, rallenta le esportazioni, aumentando per contro la competitività delle importazioni, sia per le aziende che producono semilavorati che per le aziende di lavorazione materie plastiche. Imballaggio e confezioni si confermano come il comparto maggiore, intorno al 50% del mercato, immediatamente seguito da edilizia e costruzioni, pur se solo con il 10%.

Tra i polimeri più incrementati nel 2017 spicca il PET (+7% rispetto al 2016), grazie principalmente a due fattori legati alle scelte del mercato: una larga diffusione di contenitori di piccolo formato e un andamento sempre più favorevole dei consumi di acque minerali e bevande in bottiglia.

In crescita anche il PVC, precedentemente penalizzato da edilizia e costruzioni, che ha invece messo a segno un interessante incremento, specie per la produzione di composti plastici (compound), di cui la stragrande maggioranza destinata ai mercati internazionali.

Discreti risultati, pur se di minor entità, anche per i consumi di ABS, poliammidi e altri tecnopolimeri, specie nel comparto dei trasporti, che ha fatto registrare, nel 2017, un aumento dei consumi del +4,5%, purtroppo inferiore al +13% del 2016 nei confronti del 2015.

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